Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione di Zygmunt Bauman

     Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione           Zygmunt Bauman

“Come ha osservato Knud Logstrup – dapprima serafico evangelista della parrocchia di Funen e quindi filosofo etico dai toni flautati della università di Arhus – esistono «due perversioni contrapposte» che attendono in agguato il comunicatore distratto o inconsapevole. Una è «il genere di rapporto che, per pigrizia, paura o propensione all’arrendevolezza, consiste semplicemente nel tentare di compiacersi l’un l’altro senza mai affrontare le questioni. Con la possibile eccezione di una causa comune contro una terza persona, niente favorisce una relazione serena quanto il reciproco encomio ». L’altra perversione consiste nel «voler cambiare gli altri. Abbiamo opinioni nette e precise su come fare le cose e come dovrebbero essere gli altri. Tali opinioni mancano di capacità di comprensione, perché quanto più nette sono, tanto più diventa necessario non essere distratti da un’eccessiva comprensione di chi deve essere cambiato».

[…] La persona da me amata può anche essere una grande tela su cui la mia perfezione è ritratta in tutta la sua magnificenza e il suo splendore; ma non si vedranno forse anche macchie e imperfezioni? Per eliminarle, o per nasconderle qualora non si riesca più a cancellarle, occorre anzitutto pulire accuratamente e quindi dare una prima mano di tinta alla tela perché poi si possa iniziare a dipingere; e poi guarda bene e accertati che le tracce delle vecchie imperfezioni non spuntino da sotto gli strati successivi di pittura. Qualunque attimo di riposo è sempre intempestivo: restaura e ridipingi, senza posa …

Tale sforzo infinito è anch’esso una fatica dell’ amore. L’amore esplode con energia creativa, un’energia di volta in volta rilasciata in un’esplosione o in un costante flusso distruttivo. In tutto questo processo la persona amata si è trasformata in una tela. In una tela bianca, preferibilmente. Le sue tinte naturali sono state decolorate, in modo da non contrastare o tradire le sembianze ritratte dal pittore, che non deve indagare su come si senta la tela laggiù, sotto tutti quegli strati di pittura. Le tele di tela o di lino non fanno sapere come stanno di propria iniziativa. Le tele umane, invece, a volte sì.”         Zygmunt Bauman, Amore liquido, pagg. 24-27

***   ***   ***

Commento

“Quando si rompe un rapporto? quale può esserne una causa determinante? Può essere quasi sempre un problema di comunicazione?”  Difficile rispondere con certezza indicando la causa determinante. Una relazione ha una storia complessa che si costruisce nel tempo, ha un suo ciclo vitale, si intreccia con altre storie, le famiglie di origine dell’uno e dell’altro. Apparentemente i protagonisti sono i due che scelgono di vivere assieme sull’onda dell’innamoramento, che però il più delle volte per tutti ha il fiato corto, ma se riuscissimo a vedere anche quello che non si vede, si vedrebbero tante facce, tante immagini, tanti aspetti riflessi in una stanza con tanti specchi che riflettono ognuno una immagine parziale.

Ma dovendo dare una rispota ad ipotetici pazienti, mi chiederei innanzitutto: Come e Perché nasce una relazione di amore, la storia di questi ipotetitici clienti? Perché le persone si incontrano e come si incontrano? Tante possono essere le ragioni, ma per me l’incontro nasce dal bisogno fondamentale innato di cercare l’altro: è il bisogno di attaccamento, è il bisogno di sentirsi rassicurati, protetti, il bisogno di appoggiarsi su qualcuno che ti protegge quando si è in difficoltà o in una situazione di pericolo e di paura. E la sua mancanza è segnalata dal pianto, dalla tristezza, dall’isolamento, dal rifiuto dell’altro su cui si pensava di poter contare. Questo è il comportamento del bambino piccolo che si muove istintivamente alla ricerca della figura di attaccamento, quasi sempre la madre o qualche altra figura rassicurante, da cui si aspetta cura, protezione e possibilità di esplorare il mondo. Comportamento che accomuna il bambino piccolo agli altri animali appena nati, come dimostrato dalle ricerche etologiche contemporanee.  John Bowlby, fondatore della teoria dell’attaccamento diceva che “il bisogno di attaccamento ci accompagna dalla culla alla tomba”, il bisogno di essere con, è il bisogno di amore, il bisogno di non sentirsi soli.  Mia madre quando le comunicai la mia scelta di separarmi, la prima cosa che mi disse fu: “Ma resterai solo?”, si rasserenò quando le risposi:“No, ho una compagna”.

Certo la natura del bisogno di attaccamento nell’arco del ciclo vitale della storia individuale e della storia relazionale e in modo particolare nella relazione di coppia, cambia funzione, non è statico, si adatta alle esigenze dei bisogni individuali. Nella relazione di coppia il bisogno di attaccamento non è unilaterale come quello infantile (uno cerca attaccamento e l’altro risponde con l’accudimento), ma duale, la reciprocità, (l’uno per l’altro sono figure di attaccamento e di accudimento) fa parte del patto d’amore non scritto, non dichiarato, sconosciuto. Appunto perché patto sconosciuto, latente, può essere tradito senza saperlo. Si sa, perché si sente, che l’altro ha preso un’altra strada che non è la mia, la nostra iniziale, che l’altro non è più figura di attaccamento per me e che non ha cura di me, lo sento lontano. Nella storia relazionale di coppia, oggi più di prima, è inevitabile arrivare ad un bivio e dover scegliere se non c’è amore: o un altro percorso di coppia fondato su un altro patto concordato e aperto, o altri percorsi individuali diversi alla ricerca di nuove figure di attaccamento per continuare a vivere. Può esserci un’altra strada, quello del tradimento, ma è una strada che non ha storia, inautentica e forse quella più dannosa.

             

 

3 Risposte a “Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione di Zygmunt Bauman”

  1. Certo è che la scelta che il bivio impone non sarà pienamente compiuta se entrambi i soggetti della coppia non avranno le stesse intenzioni.
    Una coppia nasce quando entrambi scelgono per la coppia, ma la storia della coppia finisce se entrambi di don per la sua fine.

    1. Arrivati al bivio, la cosa peggiore per una coppia è restare fermi, quasi in una situazione di stallo di coppia, voler cambiare e non poter cambiare, condizione che a lungo andare, a seconda del livello di sofferenza vissuto, può portare ad una forma di psicopatologia. L’ideale sarebbe fare una scelta consenziente, se separarsi, imboccando ognuno strade diverse o entrambi imboccare un’altra strada assieme, dopo aver capito perchè si è arrivati ad un punto di divergenza. Ci potrebbe essere una quarta scelta, frequente in una coppia in crisi, quella del tradimento, ma non saprei dire quanto possa essere benefica.

  2. Fase Uno: Ci si incontra, ci si innamora a volte subito a volte ci vuole tempo.
    Fase due ci si conosce e iniziano i problemi. I Caratteri non sono uguali si sopporta si tace ma diventa pesante viene il momento che si tira una somma degli errori. A questo punto bisogna assolutamente parlare. Però il Carattere non cambia. Inizia il malumore per Amore si sopporta ancora. Si vorrebbe fagli capire che sbaglia. Però quando Lui perde la fiducia in se stesso, non c’è più nulla da fare. L’altro deve accettare subire e soffrire in silenzio. Soffrire si perché non vorresti vedere che lui si accusa non è felice, Si fa del male e involontariamente ti fa del male. Perché
    Tu lo Ami Hai bisogno di Lui e Lui di Te. E pensi perché doveva capitare proprio a me? La vita continua tra alti e bassi accetti e sai che non cambierà

I commenti sono chiusi.