La perdita della memoria – Eugenio Borgna

La memoria che muore

Eugenio Borgna

Dagli orizzonti di una memoria che ricostituisce ogni giorno la tela inesauribile della nostra vita ad una memoria che si sfilaccia e si scompone trascinando con sé angoscia, e disperazione. Non potrei concludere queste mie considerazioni sulla memoria senza richiamarmi a questa estrema condizione di vita che confluisce nella definizione di malattia di Alois Alzheimer che tutti oggi conosciamo. La memoria calcolante, la memoria dei nomi e dei numeri, a mano a mano, ma in modi diversi, si sgretola, e si perde il contatto con quello che noi siamo, e con quello che sono gli altri, ricadendo negli abissi di una solitudine che cresce vertiginosamente. Ma, questo vorrei ora ribadire, non si spegne con uguale rapidità la memoria vissuta, la memoria che è scrigno dei ricordi, e che resiste più, o meno, a lungo alla malattia; e questo non dovremmo mai dimenticarlo. La cosa ha grande importanza nei modi con cui, medici e non medici, si confrontano con persone che ne siano malate, evitando in particolare di ferire le loro emozioni e le loro sensibilità, che non si cancellano mai completamente, e che si nutrono (anche) dei ricordi che dalla memoria vissuta risalgono senza fine.

Sì, siamo tutti imbarcati, quando si conoscano persone malate di Alzheimer, e ovviamente soprattutto quando si abbia a che fare con loro, ad accettarle nella loro angoscia e nella loro sofferenza; e in questo, lo ripeto, anche tenere presente la distinzione fra memoria vissuta e memoria cronologica, fra tempo vissuto e tempo della clessidra, ha una grande importanza (anche) terapeutica, e smettiamola, medici e non medici, di fare domande che mettano in gioco la memoria dei numeri, la memoria che si può chiamare cronologica, e il tempo della clessidra. Ne accresciamo inutilmente e dolorosamente la fatica di vivere e la disperazione. Non è facile, e forse non è possibile, immedesimarsi nelle condizioni psicologiche e umane di persone immerse, come avviene nella malattia di Alzheimer, nei vortici di emozioni e di pensieri frantumati, e per sempre perduti; e nondimeno non muoia in noi, che ne siamo indenni, la speranza: solo per chi non ha più speranza ci è data la speranza, che non è la speranza-illusione, ma la speranza che mantiene aperta in chi sta male e in noi una goccia, una scintilla, di speranza contro ogni speranza.

Eugenio Borgna, Il fiume della vita –  Feltrinelli 2020