Terapia intergenerazionale di James Framo

Terapia intergenerazionale

James Framo [1]

” I nostri genitori sono le prime, fondamentali relazioni da cui dipendono la nostra esistenza e la nostra sopravvivenza.

I nostri desideri più profondi, e molti dei nostri problemi nelle relazioni intime, sono radicati nei nostri legami e nelle lealtà nascoste verso queste persone che per prime ci hanno amato ed hanno dato forma alla nostra vita.

E’ necessario permettere che venga il perdono di antichi dolori e pene, e conoscere ed essere conosciuti da queste persone che, in qualche modo, saranno sempre vive dentro di noi. ”

(James Framo, Terapia intergenerazionale)

 

 

[1] Mia recensione sulla rivista Famiglia Oggi 1997

James Framo, Terapia intergenerazionale  Milano – Cortina 1996

 

Queste parole di J. Framo condensano in modo significativo non solo un metodo terapeutico, ma anche una concezione psicologica della vita umana.

Questo è il secondo volume di Framo tradotto in italiano, a distanza di molti anni dopo Psicoterapia intensiva della famiglia scritto in collaborazione con Boszormenyi-Nagy ed apparso in Italia nel 1969. A distanza di tanti anni dai primi scritti sulla terapia familiare, Framo colma un vuoto nella sua bibliografia con un “suo” libro, “dedicato esclusivamente al mio pensiero”. Fino allora infatti egli è stato curatore di volumi collettivi, ha scritto capitoli di libri ed articoli, ma non ha mai raccolto in una sintesi unitaria la sua vasta esperienza professionale ed i suoi riferimenti teorici. Lo fa ora con questo libro, che nelle intenzioni però dovrebbe essere il primo di una trilogia, seguito da altri due, uno sulla terapia del divorzio e l’altro sulla terapia di coppia. Questo primo libro è dedicato alla terapia intergenerazionale, attività per cui Framo è conosciuto fra gli psicoterapeuti e di cui è un pioniere.

L’intuizione creativa che lo ha guidato fin dall’inizio della sua pratica professionale è stata la convinzione che i problemi che le persone hanno con se stesse o nelle proprie relazioni intime hanno a che fare con quanto ancora devono elaborare o risolvere con la famiglia d’origine. Conseguentemente piuttosto che far parlare i suoi clienti della loro famiglia, ha cominciato, andando controcorrente alla diffusa pratica psicodinamica individuale, a far partecipare la famiglia d’origine alle terapie di adulti seguiti in terapia di famiglia, di coppia, del divorzio o individuale.

Utilizzare la famiglia di origine come una risorsa terapeutica era la conseguenza clinica della convinzione che forze transgenerazionali nascoste esercitano un’influenza sulle relazioni intime attuali e che su queste possono prodursi cambiamenti significativi una volta affrontate le irrisolte problematiche relazionali vissute nella famiglia di origine. Il suo quadro di riferimento è la teoria delle relazioni oggettuali di Fairbairn, applicata alle relazioni di coppia, integrando concetti dinamici e sistemici. L’assunto è che i conflitti intrapsichici derivati dalla famiglia di origine vengono ripetuti, difesi, vissuti all’interno delle relazioni con il partner, i figli o altre persone con cui il soggetto è in stretta intimità. Essi infatti sono sentiti in parte come sostituti di immagini del mondo oggettuale interno, con cui ci si rapporta come fossero rappresentanti maldistinti di figure del passato. Secondo Framo l’identificazione proiettiva è attiva molto di più nelle famiglie disturbate, in cui l’idealizzazione delle immagini positive dei propri genitori, per quanto possano essere stati violenti, offensivi ed inadeguati, richiede lo spostamento dei sentimenti su altri membri della famiglia di procreazione.

Questo spiega il vantaggio dell’utilizzo della famiglia di origine nel produrre significativi cambiamenti nelle relazioni attuali delle persone, perchè così esse hanno la possibilità di trattare con le figure reali, piuttosto che con gli introietti di esse.

Framo mette in guardia nell’uso ingenuo del suo metodo, perchè non tutti possono trarre benefici ed indica una serie di difficoltà che un terapeuta attento deve vagliare. Non solo, ma anche nei casi più favorevoli è necessaria una attenta preparazione per vincere le molteplici resistenze attivate dalle persone ad incontrarsi con la propria famiglia di origine.

Infine Framo raccomanda caldamente i terapeuti della famiglia di fare un lavoro con la propria famiglia d’origine prima di cimentarsi con una terapia intergenerazionale, e ce ne dà un bellissimo esempio in appendice al libro, tratteggiando la biografia della sua famiglia d’origine.

Giuseppe Basile

[1] Mia recensione sulla rivista Famiglia Oggi 1997

James Framo, Terapia intergenerazionale  Milano – Cortina 1996

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