Che cosa strana è il mondo . . . Che luce sia 7

IL FILO DEL LABIRINTO

Duecento anni dopo Omero, sempre in Asia minore e sempre sulle rive di quel Mediterraneo orientale colmato di doni dagli dei, in una regione chiamata Ionia in cui L’Iliade e l’Odissea erano già nelle menti e sulle labbra di tutti, un personaggio chiamato Talete, che passava per distratto e maldestro nella vita di ogni giorno a forza di contemplare le stelle, sospetta che la Luna sia illuminata da Sole e fonda la prima scuola di filosofia e di geometria. In quel tempo antico, la professione di filosofo non esisteva ancora; i filosofi erano allo stesso tempo, e forse soprattutto dei sapienti, dei matematici e degli astronomi. Si interessavano ai fenomeni naturali come le eclissi del Sole e della  Luna, ai numeri e ai calcoli, alle figure geometriche e alle loro proprietà. Erano delle menti molto potenti e, rispetto al sapere del tempo, delle menti universali. Avevano scoperto la virtù delle cifre e di una ragione capace di spiegare un certo numero di situazioni o di stabilire delle relazioni che sembravano portare un pò di evidenza e di stabilità nell’incertezza del mondo.

Germogliava una rivoluzione. Era fondata su una nozione quasi intraducibile che i greci chiamavano logos. Logos è una parola greca che appare in quell’epoca, che sarà ripresa più tardi, in un senso leggermente diverso, da Platone, poi da San Giovanni Evangelista, e che significa «ragione”, «legge», «logica», «discorso», «verbo», «necessità universale». Il logos si esprime nel linguaggio e costituisce la via privilegiata per raggiungere la natura delle cose, la loro essenza, il loro essere. È legato alla matematica e alla geometria. Segna la fine dell’opinione vaga e fluttuante, delle approssimazioni frettolose, della superstizione, della magia. Il miracolo greco consiste nell’uscire dal mondo della mitologia per entrare, grazie al logos e a prezzo di uno sforzo sovrumano, nel mondo della scienza. La scienza nasce in quell’Asia minore greca che aveva già dato la luce a Omero e alle sue epopee, e, più ampiamente, in quel Mediterraneo orientale plasmato dalla Grecia e che, per due millenni, diventerà il centro del mondo.

Ciò che scoprono i greci, a partire dal VI secolo prima della nostra era, in un movimento di straordinaria potenza, è che la natura offre un oggetto di riflessione e di speculazione dal quale gli dei possono essere esclusi. L’uomo si sostituisce alla mitologia in costruzioni intellettuali incaricate di rendere conto dei fenomeni della natura. La geologia, la meteorologia, la biologia, l’astronomia, tutta la natura si mette a rivelare cifre e matematica. Pitagora, per il quale «i numeri sono gli elementi di tutte le cose», elabora i primi teoremi e fonda la matematica. Con un’intuizione fulminante, Leucippo e Democrito immaginano che la materia possa essere frazionata in atomi. Euclide scopre i principi della geometria.

Come i portoghesi, gli spagnoli, gli olandesi, gli inglesi molto più tardi, i greci erano dei marinai. L’esperienza di ogni giorno gli aveva insegnato che una nave che si allontana sul mare col bel tempo sembra affondare poco a poco sotto il lontano orizzonte e che al contrario una nave che si avvicina mostra prima le vele e poi la chiglia alla vista di coloro che la osservano dalla riva. I viaggi in mare gli avevano anche insegnato che la Stella polare nelle regioni a sud del Mediterraneo appare più bassa sull’orizzonte che nel nord. I greci avevano finito per capire – ciò che altri, prima di loro, avevano indovinato con più o meno evidenza – che le eclissi della Luna erano dovute al passaggio della Terra tra il Sole e la Luna: avevano osservato che l’ombra proiettata sulla Luna era sempre rotonda, il che faceva supporre che la Terra fosse rotonda. Con i greci, la Terra cessa definitivamente di presentarsi nella forma di un disco piatto abitato da una parte sola, come la immaginavano ancora molti sacerdoti o saggi dei primi tempi, per prendere la forma perfetta di una sfera.

IL SOGNO DEL VECCHIO

La Terra è rotonda. No, non è poggiata sulla schiena di una tartaruga,          non galleggia né su un fiore di loto né su un oceano sostenuto da giganti e angeli intrecciati, non è un disco piatto. Com’è curioso: è quello che c’è di più semplice. È rotonda. O quasi rotonda. All’epoca di Babilonia, dell’antico Egitto, della Ionia, i più saggi lo sapevano già, ma la gente della strada non lo sapeva ancora. La verità, o ciò che ne prende il posto, avanza in ordine sparso. Molti secoli dopo i nostri greci, ci saranno ancora filosofi, scrittori, gente di Chiesa o studiosi che rifiuteranno di immaginare gli uomini a testa in giù e una pioggia che cade salendo. E molti marinai, fino all’alba dei tempi moderni, temeranno gli abissi che potrebbero inghiottirli in fondo ai mari sconosciuti.